Open Dialogues, Udine capitale della geopolitica: cala il sipario sulla iv edizione, già si guarda al 2027

Dalle analisi di Sandra Borda sul "giardino di casa" americano, fino alla resistenza ucraina di Iryna Terekh: il forum di Udine chiude con una riflessione a tutto campo sugli equilibri mondiali. Il Presidente Da Pozzo: «Un successo che cresce, diamo già appuntamento alla quinta edizione il prossimo anno»
«Si chiude oggi la quarta edizione di Open Dialogues for the Future, ma è un rilancio. Siamo orgogliosi del percorso fatto e diamo già appuntamento alla quinta edizione il prossimo anno».
Con questo annuncio Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha ufficialmente chiuso i lavori di una due-giorni, organizzata dall’ente con la collaborazione di The European House – Ambrosetti e la direzione scientifica di Federico Rampini, che ha trasformato il Friuli Venezia Giulia in un osservatorio privilegiato sulla geopolitica e la geoeconomia.
Da Pozzo ha voluto ringraziare il tessuto produttivo e le istituzioni per un confronto che «accresce la consapevolezza di fronte a sfide che toccano direttamente la nostra economia e le nostre imprese».
Il direttore scientifico Federico Rampini, nelle sue conclusioni, ha ribadito come Udine sia diventata «una tappa fondamentale per decriptare la complessità del presente», sottolineando l'importanza di mantenere vivo un dialogo che unisca rigore accademico e pragmatismo economico. E soprattutto con uno sguardo rivolto ai giovani.
La quarta edizione si è conclusa con un tutto esaurito per entrambe le giornate di giovedì 5 e venerdì 6 marzo: Chiesa di San Francesco, sede dell’evento, sempre “sold out” e centinaia di accessi anche al live streaming trasmesso dal sito ufficiale » https://opendialogues.eu/ (link esterno) e canale » https://www.youtube.com/@camcompnud (link esterno)(dove è possibile sempre rivedere i filmati integrali), ma anche sul canale 511 e in streaming online su Sky Tg 24, che quest’anno è stato media partner dell’evento, con Corriere della Sera, Ansa Fvg e Gruppo Nord Est Multimedia – Messaggero Veneto.
Open Dialogues for the Future ha goduto del supporto anche di Regione Fvg, Comune di Udine e Fondazione Friuli, nonché del patrocinio di Unioncamere e Ministero delle Imprese e Made in Italy, e ha visto la partecipazione di una trentina di relatori esperti e accademici da tutto il mondo, in presenza a Udine o in video-collegamento.
Dalla Colombia all'Ucraina: un atlante di crisi
L'ultima mattinata del forum ha attraversato i quadranti del pianeta. I lavori si sono aperti con il messaggio del vicepresidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri, Antonio Tajani, letto dal coordinatore di Open Dialogues Filippo Malinverno di Ambrosetti.
Il ministro ha richiamato l'attenzione sulle ore drammatiche vissute in Medioriente: «Questa crisi ha un impatto diretto sulla nostra sicurezza nazionale, sulla tutela delle decine di migliaia di italiani presenti nell’area, sulla stabilità delle rotte commerciali e sugli approvvigionamenti energetici globali», ha detto.
Tajani ha ribadito l'impegno dell'Italia: «Siamo in prima linea, in Europa e nel G7, perché il Medioriente torni ad essere un’area di stabilità, dialogo e sviluppo».
Il focus si è poi spostato sull’America Latina con Sandra Borda (Universidad de los Andes), che in conversazione con Rampini ha analizzato l'operazione Maduro e la nuova "dottrina Donro".
«Questa è la prima volta che l'America del Sud vive un intervento militare aperto», ha spiegato Borda riferendosi al Venezuela, aggiungendo una nota critica sulla politica Usa: «La mia sensazione è che gli Stati Uniti si sentano sempre più a loro agio con il regime in Venezuela. Se avremo un'amministrazione democratica dopo Trump, credo che avremo lo stesso approccio del passato: semplice indifferenza».
Sull'avanzata di Pechino nel continente, l'analisi di Borda è stata netta: «La Cina ha costruito una strategia molto, molto abile in America Latina perché hanno capito che questo è il posto giusto per fare affari. Non vogliono alleanze politiche, vogliono solo business».
Un'espansione che Washington ha ignorato per troppo tempo: «Gli Stati Uniti hanno deciso di non prestare molta attenzione a ciò che stava accadendo per molti anni e penso che ora sia un po' troppo tardi per fermare la presenza degli investimenti cinesi».
Il finale è stato affidato al panel sulla difesa europea e al drammatico caso ucraino.
In videocollegamento da Kiev con Filippo Malinverno, Iryna Terekh (ceo di Fire Points Ucraina) ha riportato l'uditorio alla realtà di un conflitto, «ben lontano dalla conclusione», ha affermato la giovane ingegnera impegnata nella difesa del suo Paese. Terekh ha sottolineato con forza la determinazione del suo popolo: «Sostenere chi si difende non è solo solidarietà, è la difesa dei principi che permettono la nostra prosperità», ricordando che la resilienza ucraina è oggi il primo baluardo della sicurezza continentale.
Con l'eco delle parole di Iryna Terekh e la promessa di una quinta edizione nel 2027, Open Dialogues for the Future si conferma un appuntamento importante per comprendere come le scosse geopolitiche distanti migliaia di chilometri ridisegnino, ogni giorno, anche il futuro della regione.